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giovedì 12 febbraio 2015

270 minuti.

Appena arrivata in Italia per questioni familiari mi ritrovo tra le braccia della grande madre Asl.

270 minuti di attesa collezionati in 3 giorni meritano certamente un post dedicato.

Seguiranno un numero incredibile di banalità.

Il primo giorno l'attesa mi ha così stancata che arrivato il mio turno, la dottoressa ha voluto visitarmi anche se accompagnavo. Ero in uno stato comatoso. Sul televisore posizionato ergonomicamente a tre metri da terra scorrevano immagini assurde: insetti, auto parcheggiate, moto d'epoca, video di cani prossimi all'accoppiamento, liste della spesa, cortili di case a caso. Ho un'epifania: è così che lavora l'Isis, si comincia con video ipnotici e come niente ti ritrovi a fare l'involtino di dinamite.
Diversi i cartelli scritti col pennarello appiccicati ovunque, istruzioni per fare ogni cosa, toni severi, punti esclamativi. Il tutto condito da un vociare generale, nessuno ha avvisato dello spaventoso ritardo, l'abitudine al peggio porta a dimenticare anche le buone maniere. La dottoressa si è invece subito scusata con "mi dispiace del ritardo, lavoro in queste condizioni, vi chiedo scusa" ...si figuri è stato uno spasso!

Il secondo giorno, mi ritrovo nella sala prelievi di un altro ospedale. Orario di apertura ore 8, alle 7:30 è pieno di gente, è penombra, luci spente. Ore 7:59 un'impiegata fa il giro della sala d'aspetto per andare a tirare su le tapparelle e con tono sprezzante, nel silenzio assonnato, urla :"cerchiamo di non cominciare con le lamentele, qui si aspetta! se non vi sta bene tornate un'altra volta!!!" sbatte la porta, qualcuno osa commentare, il sergente maggiore torna indietro e conclude "cerchiamo di finirla, siamo qui a lavorare!!". Insomma il cazziatone preventivo è il piatto forte del reparto, abbiamo solo 47 persone davanti, ce la possiamo fare. Mi ritrovo in mezzo a un gruppetto di aitanti pensionati, una ragazzina accompagna la sua mamma, ed ecco che finisce travolta nel vortice dei consigli per il suo futuro. Parole chiave: destino, fortuna, impegno, coincidenza, speranza. Penso che Paolo Fox non avrebbe trovato parole più confortanti. Esilarante.

Il terzo giorno. Anche in questo caso, inutile avere un appuntamento, è indicativo solo per il giorno che in ogni caso ha 24 ore. Ricominciano i video inquietanti, ma cerco di distrarmi, non voglio farmi fregare. Decido di leggere qualcosa. Una bambina è così affamata dall'attesa che decido di regalarle dei biscotti. Vado a cambiare il disco orario, discuto con un vigile e riesco a scamparla.
Sono davvero stanca. Rientro nella sala d'aspetto dove una mamma mi confessa di aver saltato tutti i controlli di sua figlia negli ultimi due anni, e ha il numero prima del mio. 
La sfiga ci vede bene amici, entrata quella mamma ho iniziato a valutare la soluzione definitiva fissando il balcone mentre una ragazza mi tocca la spalla e con sguardo panda mi confida "non ci passa più". Sono sfinita.
Finalmente sullo schermo, tra immagini di scarafaggi e gattini semi
morti appare il mio codice, e la dottoressa ci viene incontro " mi dispiace del ritardo, lavoro in queste condizioni...

lunedì 13 ottobre 2014

Ciapa su e porta a ca'

Non voglio annoiarvi col mio primo giorno al Mutter Zentrum, perché è troppo figo e basta.
Ho invece conosciuto una donna molto interessante, Marlene. E' un insegnante d'inglese, ha tre figli (molto comune qui) parla tedesco, russo, polacco e al liceo ha studiato italiano. Facciamo subito amicizia,  si scusa per il suo italiano e iniziamo a parlare del corso di lingue che inizierò questo venerdì.
Si perché venerdì si comincia.
Marlene insegna in una delle tante scuole internazionali sparse sul territorio. Le scuole internazionali sono nate principalmente dall'esigenza di aiutare mamme e bambini stranieri ad integrarsi, sono veri e propri istituti riconosciuti e co-finanziati dallo Stato.
Arrivare in un Paese e pensare di non parlare la lingua, annulla quasi totalmente l'integrazione. Non è pensabile, ne per i figli, ne per i genitori. E il tedesco è difficile, inutile improvvisarsi, è una lingua complessa che va studiata, a meno che non si voglia passare il resto della vita a guardare la Rai.
Alla Scuola Internazionale si svolgono corsi di lingua tedesca per il livello base A1 e il livello avanzato B1. Le lezioni si tengono quattro giorni a settimana, in tre diverse fasce orarie, dalle 9 alle 21. Sono 5 ore di lezione al giorno. Ogni ora costa 1€ che viene versato giornalmente a seconda delle ore che decidi di fare. E i bambini che fine fanno? I bambini da 1 a 3 anni se ne stanno nell'area Kinder Garten per tutto il tempo delle lezioni e il servizio è incluso nella quota mensile. Si avete capito bene! Le mamme possono studiare in pace e bimbi sono al sicuro.
Marlene mi ha spiegato che in Germania, la politica è a favore della famiglia ed è importante che la donna conquisti la sua indipendenza, che possa svolgere un lavoro per realizzarsi e sostenere la famiglia e qui ne fanno di figli!
Terminato un anno di frequentazione bisogna superare un esame e loro garantiscono il livello di lingua che ti viene attribuito, ti consegnano un certificato per esempio B1 che ti consente di accedere subito ai colloqui di lavoro. Ora i più polemici di voi potrebbero anche avanzare una critica: per una mamma immigrata senza lavoro, anche  centosessanta euro al mese sono comunque tanti soldi!
A parte che se vivi in Italia sai perfettamente che non esistono questi istituti e per quanto mi riguarda dovremmo solo prendere esempio, ma aggiungo che le mamme a tempo pieno qui, ricevono un bonus mensile dallo Stato fino al compimento dei tre anni del figlio. 
Quindi, citu! CIAPA SU E PORTA A CA'!