giovedì 23 aprile 2015

10 cose che ci mancano.

Ormai ci siamo, è quasi un anno in Tedeschia. 
Il bilancio è decisamente positivo ma sarebbe disonesto non dirvi che abbiamo dovuto fare delle rinunce. Sarò molto esplicita in questo post, visto che da quando siamo qui riceviamo diverse richieste di aiuto e consigli per emigrare.
Seguono le 10 cose a cui abbiamo dovuto rinunciare:

1. Il caffè. E' un punto dolente amici! scordatevi di dire cose tipo  "andiamo a berci un caffè?". Qui la maggior parte dei locali hanno una macchina dalla quale esce una specie di liquido scuro all'aroma di caffè, che oltre ad essere imbevibile è pure caro come il fuoco!

2. Il bidet. Solo un italiano può comprendere la rottura di scatole di doversi fare la doccia ogni qual volta basterebbe un bidet! Qui nessuno sa nemmeno a cosa serva.

3. Internet. In questo caso l'Italia offre più traffico dati e più copertura come zone allo stesso prezzo.

4. La pizza italiana. Se è vero che l'Italia fornisce pizzaioli in tutta la Tedeschia è molto raro trovare la pizza come la conosciamo in Italia, il più frequente tipo di pizza è un disco di frumento di circa 22 cm di diametro cosparso di formaggi a caso, liquido rosso simil pomodoro, frutta e altri sorprendenti ingredienti.

5. I Ringo. Do you Ringo? Magari! Ad oggi sono introvabili ma non mi arrendo.

6. Gli animali domestici. La maggior parte degli alloggi in affitto non prevede la presenza di animali, specialmente se si tratta di un appartamento ristrutturato. Già è molto difficile trovare una casa se poi c'è fido è durissima!

7. La pirateria. La legge sulla Privacy è tutta italiana, qui non esiste, e quando vi pescano (molto frequente) le multe sono salatissime, a meno che vostro marito sia un nerd, allora ma solo in quel caso, potrete per l'ennesima volta ringraziare il cielo di aver sposato un nerd!

8. Gli aperitivi. Semplicemente non esistono. Potete bere litri di birra ma non sperate vi portino altro tipo salatini o patatine, a meno che non lo ordiniate. Scordatevi gli 'apecena' è un concetto che qui non ha attecchito!

9. Fare lavoretti in cortile di domenica. Scordatevelo! La domenica è il giorno del silenzio e se vi venisse voglia di tagliare il prato fareste la fine del povero Ciro!

10. Il cinema. Se sperate di trovare dei multisala con lingua italiana in Tedeschia vi state sbagliando di grosso amici! 
Televisore gigante e dvd e come dice sempre la mia mamma: ricordatevi che chi si accontenta, gode!

martedì 21 aprile 2015

Cane, ma quanto mi costi?

Mi rivolgo agli amici con la passione per gli animali.
Se vi venisse voglia di trasferirvi in Tedeschia, è meglio che sappiate che la proprietà di animali domestici è regolata da una serie di norme che è meglio conoscere e dal pagamento di una specifica tassa locale! Io e mio marito stiamo valutando l'opportunità di allargare la famiglia con un cane e abbiamo raccolto un po' di istruzioni per l'uso.

Prime cose da fare: Registrazione e Assicurazione!
Entro un mese dall’entrata del cane nel nucleo familiare, i proprietari devono compilare un formulario on line e consegnarlo presso l’apposito ufficio comunale di competenza.
Alla registrazione viene consegnata una medaglietta, valida quattro anni, che attesta la regolarità del cane, naturalmente è da sfoggiare agganciata al collare. I tedeschi sono maniaci delle assicurazioni e gli animali non fanno eccezione, è importante ricordarsi che il cane va obbligatoriamente assicurato per i danni a terzi. 

Dal veterinario!
Il chip è obbligatorio e viene installato quando il bestiolo è in tenera età.
Parlando di salute, i cani sono sottoposti a una profilassi che comporta due tipi di vaccinazioni: il vaccino polivalente e l’antirabbica. Il medicinale contro la filariosi, d’obbligo in varie regioni italiane, non lo è in Tedeschia e nemmeno è disponibile alla vendita.
Una cosa importante da sapere è che i veterinari tendono a non prescrivere le medicine ma a fornirle direttamente, ragion per cui sarà molto difficile farsi una provvista di farmaci.

Ingresso in società!
L’obbligo del guinzaglio è valido sia sui marciapiedi che nei luoghi pubblici; un metro la lunghezza massima, mentre nei parchi e aree verdi due metri, salvo diverse indicazioni.
Nelle zone gioco dedicate ai bambini, i nostri amici pelosi sono verboten nella maniera più categorica, mentre sui mezzi pubblici devono indossare la museruola.


Viaggi !
La legge dice che la categoria dei Pit Bull Terrier, American Staffordshire Terrier, Staffordshire Bull Terrier e i relativi incroci tra queste razze non possono essere trasportati o importati in Tedeschia. 
Mentre per i cani che pesano più di 20 chili o che hanno un'altezza al garrese superiore ai 40 cm devono essere sempre tenuti al guinzaglio e muniti di museruola su richiesta.

Tasse...si avete capito bene!
Avere un cane costa dai 120 ai 1.000 euro annui a seconda del comune di residenza, da pagarsi volendo in comode rate trimestrali. Se si tratta invece di un cane nella lista "cani da combattimento o pericolosi" si arriva a 2.000 euro l'anno.
Per darvi un'idea solo nel 2008 il totale versato alle municipalità tedesche grazie alla tassa sul cane è ammontato a 247 milioni di euro, altro che bau bau micio micio!

domenica 5 aprile 2015

Balli proibiti e molto altro...

Siamo ormai vicini al giro di boa! mio marito è qui da un anno e per me manca un mesetto.
Per la prima volta ci godiamo il lungo weekend pasquale nella nostra nuova casa.
Scrivo lungo perché qui il venerdì santo è considerato festivo, ma soprattutto abbiamo scoperto che se in Italia le giornate festive valgono per l'intero Paese, qui variano da regione a regione a seconda della maggioranza, cattolica o protestante.
Potete curiosare su questo link che confronta i calendari.

Ma non è solo il calendario a cambiare! Come ho già bloggato qualche pagina fa, qui il concetto religioso è profondamente diverso. In Tedeschia è meglio avere le idee chiare e la presenza delle religioni  nella politica non è un gioco di trasparenze all'italiana, non si suppongono ingerenze o complotti, i tedeschi non amano questo tipo di approccio e le leggi sul comportamento durante le festività religiose vengono discusse al Ministero e valgono per tutti i cittadini.

Il più singolare dei divieti è certamente il Tanzverbot, cioè il divieto di ballare. 
Si avete capito bene, durante le festività religiose, discoteche e balere all'aperto si prendono una pausa, nel caso della Baviera, lunga ben quattro giorni! Osservano fasce orarie diverse delle quali diventerò esperta non appena avrò una vita sociale!
La sensualità dei balli tradizionali, quelle movenze da tira e molla, tra calzettoni di lana cotta e cappellini con le piume, pare possa turbare il silenzio indispensabile al momento di preghiera, ma pure la sera? si amici il divieto si estende dal giorno alla notte, qui si resta concentrati!

E se vostro marito pensasse banalmente di andare a lavare l'auto? Nein! 
Ci si organizza per tempo ma durante la Pasqua non si lava l'auto! E udite udite nemmeno lo sport è praticabile! Le manifestazioni sportive non sono gradite durante le festività religiose e, non ci crederete ma in questi giorni si vedono pochi runners al parco. 

Riguardo alle chiusure dei negozi, venerdì, domenica e lunedì sono tutti chiusi mentre il sabato è a scelta, o meglio alcune catene decidono di aprire altre no. E' facile che a Monaco si trovino i negozi aperti ma nelle cittadine limitrofe, meglio organizzarsi per tempo con la spesa, perché si rischiano chiusure per quattro giorni consecutivi!

Insomma, ancora una volta la Tedeschia si rivela distante dall'Italia, nonostante si tratti della stessa religione. 
Ricapitolando, dunque si può bere anzi è consigliabile, si può grigliare ma niente balli mi raccomando! 
Per una sana vita bavarese, si consigliano lunghi pisolini sulla sedia a dondolo stile Giustino e Marilù oppure fate come i bambini, che in questi giorni vanno per prati e giardini alla tradizionale ricerca dei conigli di cioccolato.

domenica 15 marzo 2015

La Regina dell'Erotismo. (Storia di una donna straordinaria)

Proprio in questi giorni è in corso a Monaco l'Erotik Messe cioè la Fiera Erotica, un'importante manifestazione che si tiene ad Olimpia Park e che, visto il grande successo, si svolge ben due volte l'anno, all'inizio dell'autunno e in primavera.
Ovviamente abbiamo dovuto rinunciare anche se la curiosità è tanta, è vietato l'ingresso ai minorenni, pertanto per qualche anno ne sentiremo solo parlare.

Ma in Tedeschia i sexy shop non mancano, anzi qui è una vera e propria questione di salute e nella religiosa Baviera è più facile trovare un sexy shop che un negozio per animali, davvero!

Colgo con piacere, l'occasione di parlarvi della Donna tetesca che ha scritto la storia dell'erotismo, non come attrice ma come imprenditrice. 
Ecco a voi Beate Uhse.

Per Beate Uhse il sesso è stato prima una preziosissima ancora di salvezza, poi la chiave per il successo e la ricchezza.
Nata in Prussia nel 1919,  a sedici anni lascia la scuola e poco dopo sposa Hans J. Uhse, colonnello pilota della Luftwaffe. Anche Beate prende il brevetto di pilota e diventa l'unica donna dell’aviazione tetesca.

Scoppia la Seconda Guerra Mondiale e tutti e due i coniugi combattono nei cieli d'Europa. Il marito muore sotto i colpi della contraerea inglese e Beate è allo stesso tempo ufficiale dell'aviazione e vedova di guerra. 

Nell' aprile del '45, con i russi ormai alle porte di Berlino, Beate scappa su un bimotore insieme ai suoi due figli verso Nord, si consegna agli inglesi e se la cava con pochi mesi di carcere.

La vita per una vedova di guerra con prole è durissima nella Tedeschia disastrata del dopoguerra. Beate ha l'idea che cambia la sua vita e quella di molti altri teteschi. 
Comincia a vendere nei paesini limitrofi e poi per corrispondenza in tutta la Tedeschia un libretto  intitolato Schrift X. E’ un manuale che spiega il metodo anticoncezionale Ogino-Knaus. 
I tedeschi possono finalmente fare sesso senza mettere al mondo troppi figli. E’ un successo!
Nel 1956 il libretto ha venduto 32mila copie, l'azienda raggiunge i cento dipendenti e un milione di marchi di fatturato. Le procure federali le fanno la guerra, ma nel 1962 la Tedeschia approva una legge che liberalizza la pornografia.
 
La regina dell'erotismo non ha più limiti ed inizia la scalata!
Nel 1962, a Flensburg, apre il suo "negozio di specialità per l'igiene coniugale", il primo in tutto il mondo, l'antenato dei moderni sexy shop.  Nel giro di pochi anni i punti vendita salgono a cento, sparsi in tutta la Germania e le richieste di franchising arrivano da tutto il mondo. 
L'azienda diventa un impero e si quota in borsa: Beate Uhse AG.

Nel 1996, per i cinquant'anni di attività, la Uhse apre a Berlino il Museo Erotico
Stop alle vetrine chiuse ed il campanello alla porta d’ingresso, arriva la Beate Uhse Erotic Boutique, con grandi vetrine nelle zone centrali e di alto passaggio pedonale.
Per Beate la distinzione tra sesso e pornografia non ammette incertezze: "La pornografia asseconda istinti perversi, l'erotismo aiuta a realizzare l'aspirazione ad una vita sessuale normale che è in ognuno di noi. Nei miei negozi c'è solo materiale erotico".

Muore in una clinica Svizzera nel 2001 per una grave forma di polmonite. 

A mio parere, è stato un esempio di coraggio al femminile, una donna di grande carisma e un'importante imprenditrice, ha aiutato a scrivere la storia della Tedeschia e meritava un post dedicato.



mercoledì 4 marzo 2015

Ci sono un cinese, un marocchino e un indiano...


Ormai è quasi un anno che vivo in Tedeschia e posso dire di aver incontrato davvero tanti italiani, e volete sapere una cosa? sono molto diversi da quel che mi aspettavo. 
Si insomma nel bel Paese siamo tutti avvezzi a criticare gli immigrati, il loro modo di porsi, il loro non integrarsi, parlano male, non muoiono, non frequentano negozi italiani, ecc.

Ma davvero pensate che noi all'estero ci comportiamo meglio?
Ho incontrato persone intelligenti, con voglia di mettersi in gioco e aprire la mente, che studiano e i cui figli si sono integrati, ma a dirla tutta costituiscono la minima parte, il 25% forse.
E l'altro 75%? volete davvero saperlo? Per facilitarvi la lettura ed essere meno noiosa, vi riassumo gli italiani tipo che ho incontrato in questo anno nei tre seguenti modelli:

Modello cinese.
Quante volte al ristorante cinese ci siamo detti "certo che sti cinesi lavorano qui, guadagnano grazie a noi e non parlano una parola di italiano!". Questo modello si sposa perfettamente con la tipica famiglia italiana con pizzeria in Tedeschia, è esattamente così! Gli italiani hanno in mano il 60% della ristorazione e spesso non parlano tedesco, nemmeno lo studiano!! Imparano a memoria le frasi da usare nel ristorante e stop!
Vivono in branco, frequentano solo italiani. I loro figli frequentano scuole italo/tedesche tipo Leonardo Da Vinci Schule e trovano il tempo di lamentarsi della Tedeschia. Straordinari.

Modello marocchino.
Esempio pratico. All'ufficio del comune, in coda con voi un marocchino immigrato da dieci anni, parla malissimo italiano e ancor peggio il suo francese! "ma insomma è qui da dieci anni e parla malissimo, roba da matti!". Non avete idea di quante volte mi capita di incontrare altri italiani e non capirlo, davvero incredibile! gente che parla il dialetto della propria regione e un tedesco ancor peggio. Il dramma è che spesso sono fidanzati o sposati con tedeschi a cui insegnano la lingua italiana a modo loro. Catastrofe.

Modello indiano.
"E questi indiani?! arrivano in Italia e continuano a vestirsi  a modo loro, mangiano solo le loro cose, non parlano la lingua, di questo passo non si integreranno mai!". Questo modello si sposa perfettamente con gli italiani che hanno negozi, per esempio di mobili o gelaterie.
Ti fermi a parlare con loro e ti accorgi che vivono di spaghetti al sugo, non sopportano gli usi e costumi tedeschi, è normale sentirli dire cose tipo "io non compro nemmeno i vestiti qui, sono di bassa qualità, io compro solo in Italia!". Confortante.

Forse la verità è che non siamo poi così diversi dagli altri popoli, ma soprattutto ho imparato che la stupidità si può esportare amici, non dimentichiamocelo mai!

giovedì 26 febbraio 2015

Amare è Valorizzare (Baviera VS Piemonte)

Una riflessione doverosa.

La mia quotidianità è fatta di gesti semplici, tra cui fare la spesa, entrare nei locali o andare al mercato, la differenza fondamentale tra il vivere in Italia e qui, non sono solo i prezzi ( non intendo annoiarvi con paturnie di economia), quando fai la spesa in Baviera, tu sai dove sei. 
Mi spiego meglio.
Quando si parla di valorizzare l'artigianato, il turismo, le piccole e grandi produzioni, i tedeschi non fanno grandi discorsi ma fatti.

In ogni negozio o supermercato in Baviera puoi trovare prodotti regionali e locali, che non solo attirano l'occhio per il colore tipico bianco e azzurro delle confezioni, ma puoi trovare davvero ogni cosa.
Per esempio puoi scegliere se comprare uova della tua regione o no, e così è per la carne, la birra, sulle indicazioni di provenienza spesso sono aziende del territorio. Qui tutto dice, benvenuto in Baviera!

Per non parlare dei gadget per barbecue e pic nic come piatti, tovaglioli e bicchieri, le caraffe di birra e così via.
 
Il costume tradizionale avrà un post dedicato perché la tradizione è lunga ed interessante, per ora accontentatevi di sapere che ogni giorno di festa è buono per infilarsi l'abito tradizionale ad ogni età, ragazzini col piercing e Lederhosen sono la normalità.

La Baviera è ritratta mille volte, come una bella donna, nei locali, negozi, supermercati, ci sono gigantografie meravigliose che la dipingono in ogni stagione e poi in maggio ecco spuntare gli alberi tipici chiamati Maibaum. Ogni cittadina ne ha uno, ogni anno il primo maggio viene allestito con immagini delle attività che si svolgono come agricoltura, barili di birra, immagini di balli e così via, il tutto celebrato da una grande festa. Per saperne di più
Il punto miei cari amici è: cos'ha il Piemonte da invidiare alla Baviera?
La risposta è semplice, niente!

Provate ad immaginare di applicare questa mentalità in ogni regione in Italia, quanti prodotti meravigliosi verrebbero riscoperti, quante sagre avrebbero la giusta importanza, quante aziende non chiuderebbero! Andare a fare la spesa e trovare gigantografie dei nostri bellissimi monumenti o paesaggi, scegliere il riso di Vercelli o Novara con i colori del Piemonte, ma non sarebbe bello?

Moltissime le persone che vivono in Piemonte da anni non sanno che la Sacra di San Michele ne è il simbolo.
La lista delle meraviglie piemontesi è lunga, e spesso i tedeschi ci dicono "sono stato a Torino è molto bella, ma non se ne parla". Già è proprio così! Sarebbe bello avere un Presidente della Regione innamorato della sua terra, che decidesse di spingere davvero il turismo, dare credito alle piccole medie imprese, ma questa è fantapolitica, ed è un'altra storia...
http://www.sacradisanmichele.com/ita/test_display/index/id/16/cat/8/

giovedì 12 febbraio 2015

270 minuti.

Appena arrivata in Italia per questioni familiari mi ritrovo tra le braccia della grande madre Asl.

270 minuti di attesa collezionati in 3 giorni meritano certamente un post dedicato.

Seguiranno un numero incredibile di banalità.

Il primo giorno l'attesa mi ha così stancata che arrivato il mio turno, la dottoressa ha voluto visitarmi anche se accompagnavo. Ero in uno stato comatoso. Sul televisore posizionato ergonomicamente a tre metri da terra scorrevano immagini assurde: insetti, auto parcheggiate, moto d'epoca, video di cani prossimi all'accoppiamento, liste della spesa, cortili di case a caso. Ho un'epifania: è così che lavora l'Isis, si comincia con video ipnotici e come niente ti ritrovi a fare l'involtino di dinamite.
Diversi i cartelli scritti col pennarello appiccicati ovunque, istruzioni per fare ogni cosa, toni severi, punti esclamativi. Il tutto condito da un vociare generale, nessuno ha avvisato dello spaventoso ritardo, l'abitudine al peggio porta a dimenticare anche le buone maniere. La dottoressa si è invece subito scusata con "mi dispiace del ritardo, lavoro in queste condizioni, vi chiedo scusa" ...si figuri è stato uno spasso!

Il secondo giorno, mi ritrovo nella sala prelievi di un altro ospedale. Orario di apertura ore 8, alle 7:30 è pieno di gente, è penombra, luci spente. Ore 7:59 un'impiegata fa il giro della sala d'aspetto per andare a tirare su le tapparelle e con tono sprezzante, nel silenzio assonnato, urla :"cerchiamo di non cominciare con le lamentele, qui si aspetta! se non vi sta bene tornate un'altra volta!!!" sbatte la porta, qualcuno osa commentare, il sergente maggiore torna indietro e conclude "cerchiamo di finirla, siamo qui a lavorare!!". Insomma il cazziatone preventivo è il piatto forte del reparto, abbiamo solo 47 persone davanti, ce la possiamo fare. Mi ritrovo in mezzo a un gruppetto di aitanti pensionati, una ragazzina accompagna la sua mamma, ed ecco che finisce travolta nel vortice dei consigli per il suo futuro. Parole chiave: destino, fortuna, impegno, coincidenza, speranza. Penso che Paolo Fox non avrebbe trovato parole più confortanti. Esilarante.

Il terzo giorno. Anche in questo caso, inutile avere un appuntamento, è indicativo solo per il giorno che in ogni caso ha 24 ore. Ricominciano i video inquietanti, ma cerco di distrarmi, non voglio farmi fregare. Decido di leggere qualcosa. Una bambina è così affamata dall'attesa che decido di regalarle dei biscotti. Vado a cambiare il disco orario, discuto con un vigile e riesco a scamparla.
Sono davvero stanca. Rientro nella sala d'aspetto dove una mamma mi confessa di aver saltato tutti i controlli di sua figlia negli ultimi due anni, e ha il numero prima del mio. 
La sfiga ci vede bene amici, entrata quella mamma ho iniziato a valutare la soluzione definitiva fissando il balcone mentre una ragazza mi tocca la spalla e con sguardo panda mi confida "non ci passa più". Sono sfinita.
Finalmente sullo schermo, tra immagini di scarafaggi e gattini semi
morti appare il mio codice, e la dottoressa ci viene incontro " mi dispiace del ritardo, lavoro in queste condizioni...